News - SITO INFORMATIVO DEL DOTT. MASSIMO CAPOROSSI

!--Start of Zopim Live Chat Script-->
CASTELLI.IT
  PROCTO
Vai ai contenuti

Menu principale:

News

News


Emorroidi esterne: come curarle

Pubblicato il 10/04/2017
Emorroidi esterne: come curarle | Pazienti.it


Dr. Massimo Caporossi, specialista in proctologia. 


Le se emorroidi sono un problema che non riuscite a risolvere, è di certo il caso di parlarne con uno specialista. Abbiamo rivolto qualche domanda al dr. Massimo Caporossi, specialista in proctologia.

Cosa sono le emorroidi?

Le emorroidi sono dei cuscinetti vascolari, prevalentemente a sangue venoso, e normalmente servono per:

  1. “accompagnare” le feci all’esterno, riducendo il trauma anale;
  2. completare il complesso sistema della continenza fecale.

Solo quando danno dei sintomi si parla di “malattia emorroidaria”. È la più diffusa causa di sofferenza della regione anorettale.

Si sviluppano di più con l’aumentare dell’età, le eccessive spinte per evacuare le feci, la lunga permanenza sulla tazza del bagno, le feci molto dure o irritanti, quali quelle diarroiche, la gravidanza, i fattori ereditari. Queste cause hanno in comune un fattore fondamentale, il prolasso rettale nelle sue varie forme, che spesso si associa alla patologia emorroidaria.

Quali sono i sintomi delle emorroidi?

Annuncio: 0:02

Le emorroidi manifestano con:

  • Sanguinamento (45-100% dei casi). Si stima che circa il 10% della popolazione adulta (tra i 25 e i 65 anni) abbia avuto un sanguinamento rettale sintomatico e di piccola entità. Generalmente, il sanguinamento è di colore rosso vivo e si verifica dopo la defecazione sulla carta igienica o con gocciolamento nel water.
  • Prolasso (12-100% dei casi). È dovuto alla lacerazione dei legamenti emorroidari (Treitz e Parks) che normalmente ancorano i cuscinetti emorroidari alle pareti del retto. Erroneamente descritte come “varici dell’ano”, le emorroidi patologiche sono dei corpi cavernosi di volume aumentato contenenti sangue venoso e arterioso, che possono protrudere dall’ano. Sulla base del grado del prolasso è stata elaborata la classificazione di Goligher, che è essenziale ma molto semplice da utilizzare:
  1. I Grado
    Segni: le emorroidi sono visibili alla proctoscopia e possono fuoriuscire sotto sforzo, ma non sono prolassate.
  2. II Grado
    Segni: prolasso visibile sul margine anale sotto sforzo, con riduzione spontanea al termine di questo.
  3. III Grado
    Segni: il prolasso deve essere ridotto manualmente.
  4. IV Grado
    Segni: prolasso irriducibili.
  • Dolore (12-83% dei casi). Solitamente le emorroidi interne non sono dolenti. Nella maggior parte dei casi un intenso dolore anale è da associare a una ragade acuta, meno frequentemente a un ascesso ano-rettale, a una varice perianale trombizzata o a emorroidi interne prolassate e trombizzate. In tali casi il dolore, o l’accentuarsi dello stesso, è associato alla defecazione.

Qual è la differenza tra emorroidi esterne e interne?

Dal punto di vista anatomico si distinguono un circolo emorroidario interno e uno esterno.

Le emorroidi interne sono clinicamente le più frequenti, determinando il classico quadro di malattia emorroidaria. Le emorroidi esterne, invece, si manifestano generalmente con un quadro di trombosi emorroidaria.

Quindi, in caso di patologia emorroidaria interna, saranno prevalenti il sanguinamento, il prurito, la sensazione di ano umido, il prolasso. In caso di patologia emorroidaria esterna, sotto forma di trombosi, sarà prevalente il dolore e la comparsa di un nodulo anale bluastro, duro e dolente.

Come si curano le emorroidi esterne? 

Sono sempre utili i semicupi con acqua tiepida. In generale, si curano con gli stessi farmaci dedicati al trattamento delle emorroidi interne. Possono essere utili le pomate a uso topico a base di cortisonici e anestetici locali. C’è evidenza scientifica nell’utilizzo dei flavonoidi, in particolare la diosmina/esperidina micronizzata, per le loro proprietà protettive sul circolo venoso e linfatico e antinfiammatorie.

Infine, in caso di trombosi, è sicuramente utile l’utilizzo di mesoglicano sodico per le sue proprietà antitrombotiche, eventualmente anche in forma iniettiva, non escludendo l’uso di eparina a basso peso molecolare. Raramente si rende necessaria l’incisione del trombo in anestesia locale, soprattutto per alleviare il dolore resistente ai comuni antidolorifici.

Come coadiuvante poi è sempre necessario l’uso di un lassativo osmotico o di un apporto di fibre solubili per mantenere un alvo regolare e morbido.


 
Bookmark and Share
Torna ai contenuti | Torna al menu